Osteopatia e Osteopati: qualche chiarimento è d'obbligo.

Carlo Cisari Medico Fisiatra 
La recente emanazione della Legge n. 3/2018 (c.d. Legge Lorenzin) impone, ad oggi, alcune precisazioni circa la figura dell’"osteopata”, precisazioni che devono essere conosciute dai Medici. Il testo normativo richiamato, in particolare, all’art. 7, ha individuato, nell'ambito delle professioni sanitarie, la professione dell'osteopata (oltre che del chiropratico). Quanto, invece, all’“istituzione” vera e propria di detta professione lo stesso art. 7 rimanda a successive disposizioni regolatrici. In pratica, la legge prevede un iter procedurale molto complesso che passa per il parere tecnico-scientifico del Consiglio Superiore di Sanita', oltre a uno o piu' accordi, sanciti in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano. Con tali accordi devono essere individuati il titolo professionale, l'ambito di attivita' di ciascuna professione, i criteri di valutazione dell'esperienza professionale nonche' i criteri per il riconoscimento dei titoli equipollenti.

Solo a questo punto sarà, poi, compito del Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca definire con apposito decreto l'ordinamento didattico della formazione universitaria per la nuova professione sanitaria dell’osteopata. Orbene, e questa è la parte che maggiormente ci interessa come Medici, ad oggi nulla di tutto quanto previsto dai cennati articoli della c.d. Legge Lorenzin ai fini dell’ “istituzione” della figura professionale dell’ “Osteopata” è stato ancora fatto, né consta che sia stato anche solo dato avvio alle procedure descritte. Si comprende quindi come la mancata adozione dei decreti attuativi comporti allo stato attuale l’assoluta impossibilità di “riconoscere” l’ “osteopata” come un professionista sanitario: diretta conseguenza di ciò è che coloro che oggi si fregiano del relativo titolo (che, al momento, non può che essere acquisito seguendo percorsi “didattici” al di fuori di una formazione universitaria legalmente riconosciuta, a differenza di quanto richiesto dalla L. n. 3/2018), non possono lecitamente compiere atti “sanitari”. Il compimento da parte degli stessi di atti di carattere sanitario integrerebbe gli estremi del reato di cui all’art. 348 del codice penale, intitolato all’ “Esercizio abusivo di una professione” che proprio la Legge Lorenzin ha riformulato, inasprendo il relativo regime sanzionatorio. In questo senso, appare utile ed opportuno richiamare la norma penale da ultimo citata che testualmente recita: “Chiunque abusivamente esercita una professione per la quale e' richiesta una speciale abilitazione dello Stato e' punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000.”

Ciò oltre ad altre gravose pene accessorie. E’, inoltre, opportuno sottolineare in questa sede che l’attuale regime normativo della figura dell’ “osteopata”, ad oggi privo di alcun riconoscimento giuridico in mancanza dei ricordati decreti attuativi, impone al Medico particolare cautela nei rapporti con quei soggetti che, come detto, si fregiano oggi illegittimamente del titolo di “osteopata”. Anzi, si può ritenere che allo stato, in virtù dell’ “individuazione” della figura dell’ “osteopata” da parte del Legislatore, ma in mancanza dell’ “istituzione” della relativa figura professionale, la posizione di coloro che continuano ad esercitare nei loro studi, utilizzando il detto titolo, sia oggi certamente illecita, difettando allo stato – come già detto – il definitivo riconoscimento della figura con l’indicazione del percorso di formazione universitaria da seguire per il conseguimento del titolo. Ricordiamo nuovamente che gli osteopati oggi operanti sul territorio nazionale utilizzano un titolo conseguito al di fuori di una valida e riconosciuta formazione universitaria. Quanto sopra ovviamente non riguarda le figure professionali, legalmente autorizzate a svolgere attività sanitaria in virtù di lauree regolarmente conseguite (nel nostro caso i Medici e i Fisioterapisti) e che possono praticare manovre terapeutiche definite come “osteopatiche”. La cautela, pertanto, si impone poiché - magari nell’assoluta ed incolpevole “ignoranza” dell’attuale assetto normativo – potrebbe malauguratamente accadere che un Medico “invii” un proprio paziente ad un “osteopata” per determinati trattamenti di carattere sanitario.

Ebbene, qualora ciò dovesse accadere, il Medico potrebbe andare incontro a pesanti conseguenze, sia di carattere penale, sia di carattere deontologico. Ed infatti, la già richiamata norma penale di cui all’art. 348 c.p., come riformulata dall’art. 12 della Legge Lorenzin, al comma primo ultimo periodo prevede che “Si applica la pena della reclusione da uno a cinque anni e della multa da euro 15.000 a euro 75.000 nei confronti del professionista che ha determinato altri a commettere il reato di cui al primo comma (esercizio abusivo della professione, n.d.r.) ovvero ha diretto l'attivita' delle persone che sono concorse nel reato medesimo.”. Il Medico andrebbe incontro - nel caso descritto – anche a possibili sanzioni di carattere deontologico, posto che l’art. 13 del Codice di Deontologia espressamente prevede che “E' vietato al medico di collaborare a qualsiasi titolo o di favorire chi eserciti abusivamente la professione anche nel settore delle cosiddette "pratiche non convenzionali". Ed anzi, è auspicabile che il Medico che dovesse conoscere eventuali pratiche del genere si attivi presso il proprio Ordine per denunciarne il compimento, in ossequio a quanto previsto dal ridetto art. 13 del Codice di Deontologia che sul punto recita : “Il medico venuto a conoscenza di casi di esercizio abusivo o di favoreggiamento o collaborazione anche nel settore delle pratiche di cui al precedente comma, è obbligato a farne denuncia anche all'Ordine professionale.”.

Le precisazioni qui sopra riportate si rendono necessarie sia per tutelare la salute dei pazienti di fronte a soggetti non autorizzati a svolgere attività sanitaria sia per evitare al Medico azioni involontariamente contrastanti la prudenza clinica e la normativa vigente.
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