La cannabis fa invecchiare prima il cervello, serve ripensamento sui suoi effetti.

di Giuseppe Mantia 

Il verdetto arriva da uno maggiori studi di neuroimaging mai effettuati, che ha analizzato le scansioni cerebrali di 31.227 persone, e utilizzato il flusso di sangue che arriva al cervello possa predirne l'età.Il cervello rappresenta solo il 2% della massa corporea, ma riceve fino al 20% del sangue pompato dal cuore e viene attraversato da circa 370 miglia di micro vasi sanguigni.
Esistono prove del fatto che i problemi di questi micro vasi precedono i cambiamenti nel tessuto cerebrale e nelle capacità cognitive, eppure la loro condizione è sotto-indagata per quanto riguarda l'invecchiamento cerebrale. Proprio su questi si sono concentrati i ricercatori della Amen Clinics, Google, John's Hopkins University, University of California Los Angeles e della University of California San Francisco. Il team ha analizzato i modelli di circolazione del sangue in 128 regioni del cervello usando la tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT). Ogni partecipante ha subito due scansioni cerebrali SPECT - una durante uno stato di riposo e un'altra durante un'attività di concentrazione - per un totale di 62.454 esami.Per ogni persona, attraverso l'esame dei vasi sanguigni cerebrali è stata identificata una "età stimata dal cervello" e calcolato l'invecchiamento accelerato come differenza tra età cronologica ed età stimata. Ne è emerso che l'invecchiamento cerebrale era legato alla modificazione del flusso sanguigno e consumare cannabis era associato in media a 2,8 anni di invecchiamento prematuro.  Ma ad influenzare erano anche altri fattori, come soffrire di schizofrenia (associato a un invecchiamento di ben 4 anni), disturbo bipolare (1,6 anni), il Disturbo da Deficit di Attenzione (ADHD) (1,4 anni), il consumo di alcol (0,6 anni), essere di sesso maschile e ansiosi.
I risultati "aiuteranno a studiare ulteriormente come i disturbi psichiatrici alterano i pattern del flusso sanguigno nel cervello", commenta Daniel G. Amen, fondatore di Amen Clinics e autore dello studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease. Ma soprattutto, sottolinea, "la scoperta dell'abuso di cannabis è stata particolarmente importante, poiché la nostra cultura sta iniziando a vedere la marijuana come una sostanza innocua. I nostri risultati, invece, invitano a un ripensamento del suo effetto sul cervello".
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